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L'ITALIA FERITA di Corrado Stajano

 

Il volume sarà presto disponibile nelle librerie
Per ordini diretti scrivere a cinemazero@cinemazero.it

L'ITALIA FERITA
Storie di un popolo che vorrebbe vivere
secondo le regole della democrazia

di Corrado Stajano

a cura di Riccardo Costantini e Fabio Francione

Cinemazero - Le voci dell'inchiesta, Pordenone 2010
p. 276, euro 15,00

 

Da diversi anni Cinemazero organizza Le voci dell’inchiesta, un festival unico nel panorama nazionale, che nobilita un modo di informare contemporaneo ma imperniato su una solida tradizione, spesso trascurato perchè scomodo, fatto di partecipazione, passione, profondo senso etico e civile, dove comunicare diventa una sfida quasi fisica, in cui si lotta per la notizia con ogni arma e risorsa. Corrado Stajano, con la sua opera, incarna perfettamente questo spirito: ecco la ragione per inaugurare con la sua penna le pubblicazioni collegate al festival. Scrittore, giornalista, autore televisivo, ma anche consulente editoriale, Senatore, professore universitario, Stajano è da sempre una figura di intellettuale che sfugge alle classificazioni e, a volte, anche scomoda. Per Stajano, infaticabile setacciatore d’indizi, minuzioso nel ricostruire e nel selezionare i dettagli, esiste una sola forma di raccontare: lasciare che a parlare siano i fatti. Stajano, “non allineato” non solo in virtù della sua profonda coerenza e della sua poliedricità autoriale, si è definito egli stesso un “anomalo della scrittura”: la sua forma di narrare è sempre stata quella del “romanzo della realtà”, cioè una forma di esposizione dove la verità degli accadimenti, l’intreccio delle vicende, è preponderante. Poco spazio all’immaginazione, alla finzione, in una scrittura che contemporaneamente non risulta una mera cronaca, un elenco di fatti: la pagina di Stajano respira sempre di romanzo. Con lui abbiamo conosciuto le storie  – che altrimenti il nostro smemorato paese avrebbe troppo presto dimenticato – dell’anarchico Franco Serantini, dell’Eroe borghese Giorgio Ambrosoli, di Africo (senza il romanzo omonimo Saviano non avrebbe mai potuto scrivere Gomorra); grazie ai suoi articoli, ai suoi libri, abbiamo avuto la possibilità di comprendere meglio la società e la politica italiana degli ultimi quarant’anni. I suoi lavori televisivi per la RAI, molti dei quali girati insieme ad Ermanno Olmi, meriterebbero una riproposizione, per la loro bruciante attualità, per ricordarci i fatti di ieri, troppo vicini, troppo connessi all’odierno per essere obliati. Quando vediamo ancor’oggi le immagini della strage di Piazza Fontana, ignoriamo che provengano da un intenso e all’epoca ostracizzato documentario a firma di Stajano. Per tutto questo lo vorremmo definire uno dei protagonisti del giornalismo d’inchiesta, ma, come ci ha più volte lui stesso fatto notare scuotendo la testa al solo sentirla, la definizione lo veste di un abito troppo stretto, forse inadatto per la sua penna più da scrittore che da giornalista.
Il libro che Cinemazero/Le voci dell’inchiesta pubblica dà spazio a interventi inediti, articoli e introduzioni a volumi che meritano di essere riproposti e lasciati a futura memoria: pur essendo composto da singoli saggi, si legge esso stesso come un romanzo, un racconto in buona parte doloroso, dove la nostra Italia appare ferita longitudinalmente e in profondità dalle sue magagne secolari, “brutti mali” della nostra storia difficili da estirpare. La sensazione, come in tutti i libri di Stajano, è che ci si senta piccoli nella Storia che racconta, ma che, allo stesso tempo, si riacquisti il proprio spazio nel mondo. Ora è la storia fatta da personaggi neri (potere politico ed economico corrotto, mafia) che troppo spesso hanno tenuto le fila del nostro malconcio stato, ora – e sono grandi boccate di ossigeno intrise di rare umanità confortanti e preziose – è quella dei grandi costituzionalisti, letterati, giudici, registi che hanno invece spesso consentito al nostro paese di galleggiare, respirando appena sopra il pelo dell’acqua, bilanciando – forse – le disfunzioni amministrative con l’eccellenza culturale. Storia, dunque, di un “Italia ferita”, ammalata da troppo tempo, ma contemporaneamente e ciclicamente curata anche dalle virtù di un popolo (fatto di individui) spesso trascurato, che in fondo vorrebbe (o dovrebbe) vivere secondo le regole della democrazia.

Riccardo Costantini

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