14 aprile 2011
ore 20:45
N.U. NETTEZZA URBANA di Michelangelo Antonioni
Proiezioni / Rifiuto: da locale a globale / Cinemazero

BIGLIETTO SERALE (dalle 20:45): 3 Euro

 

N.U. - NETTEZZA URBANA
(Italia 1948, 11') di Michelangelo Antonioni

 

Una giornata-tipo degli spazzini al lavoro lungo le strade di Roma. In un'alternanza di associazioni libere e allusive, il secondo cortometraggio di Michelangelo Antonioni svolge una riflessione sul rapporto che lega il lavoro con l'ambiente urbano. Un'opera piccola e preziosa, che già contiene in nuce la carica prepotentemente innovativa di una cifra stilistica unica, giocata su una concezione di paesaggio, ambiente, atmosfera quasi rivoluzionaria: dove lo sfondo, piuttosto che ambientazione, scenografia inerte, diventa segno linguistico entro cui precipitare uno sguardo nuovo sulla realtà. Con N.U. il maestro ferrarese vinse il Nastro d'Argento come Miglior Documentario (ex aequo con Piazza San Marco di Pasinetti) alla LXIV Mostra del Cinema di Venezia.

 

Michelangelo Antonioni
Insieme a Fellini e Visconti, Michelangelo Antonioni (Ferrara, 1912 - Roma, 2007) è uno dei più importanti registi italiani del dopoguerra e uno dei maestri indiscussi del cinema mondiale. Con un occhio sempre rivolto alle più stimolanti novità artistiche e letterarie del panorama internazionale (come il Nouveau Roman, escogitato da Alain Robbe-Grillet), Antonioni "traghetta" il cinema italiano verso la modernità, attuando il più deciso sforzo di superamento della (ormai obsoleta) formula neorealista brevettata con successo da Zavattini e De Sica. La crisi della coppia borghese (Cronaca di un amore, 1950), le sconcertanti dinamiche che regolano la "società dello spettacolo" (La signora senza camelie, 1953), le indagini sull'alienazione (I vinti, 1953 e Il grido, 1957), sull'incomunicabilità (L'avventura, 1960) e sulla noia (La notte, 1961; L'eclisse, 1962) come cifre esistenziali del malessere contemporaneo: queste le più dirompenti novità antonioniane. Insieme all'elaborazione di un rivoluzionario - e conseguente - repertorio formale, di cui la "reificazione" del personaggio, la rarefazione drammaturgica, la dilatazione "irragionevole" dei tempi morti e la preponderanza dello sfondo sul primo piano narrativo (dei "vuoti" sui "pieni") diventano le coordinate espressive fondamentali. Dopo Deserto rosso (1964), il suo primo film a colori, con Blow- Up (1966) inaugura una trilogia internazionale - poi proseguita con Zabriskie Point (1970) e Professione: reporter (1975) - sulla natura sfuggente e indecifrabile della Realtà fenomenica, laddove all'accentuazione di un inconsolabile pessimismo filosofico corrisponde l'assimilazione figurativa delle più audaci sperimentazioni artistiche dell'epoca, dalla pop art alla pittura informale (fino al video e al cinema elettronico, utilizzato per il film tv Il mistero di Oberwald nel 1980). Dopo Identificazione di una donna (1982) rompe un'assenza ultradecennale con il film a episodi Al di là delle nuvole (1995, co-diretto da Wim Wenders) prima di congedarsi definitivamente, dopo altri nove anni di silenzio, con Il filo interrotto delle cose, episodio del film a sei mani Eros (2004).

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