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16 aprile 2009
ore 20:45
Indro Montanelli incontra... Giovannino Guareschi (Italia, 1959, regia: Giorgio Ferroni, sceneggiatura: Indro Montanelli)
Proiezioni / Cinemazero, Sala Grande

Giovannino Guareschi, Carlo Levi, Alberto Moravia e Dino De Laurentiis sono alcuni dei protagonisti che Indro Montanelli incontra alla fine degli anni Cinquanta, fissandoli per sempre sulla pellicola nei loro tic, nelle loro manie, in un episodio rivelatore. Rivisti oggi, questi “medaglioni” ci appaiono il documento di un mondo e di uno spirito civile perduti, e uno dei capolavori (narrativi ancor più che giornalistici) di un virtuoso del ritratto.

Indro Montanelli (1909/2001)
Nasce il 22 aprile 1909 a Fucecchio dove passa l'infanzia. Segue poi il padre, preside di liceo, prima a Lucca, poi a Nuoro e infine a Rieti, dove frequenta il liceo. Si iscrive quindi alla Facoltà di Giurisprudenza a Firenze, ma trascorre periodi in Francia, soprattutto a Grenoble e a Parigi, dove inizia l’apprendistato giornalistico collaborando a «Paris Soir». In questo periodo incontra Leo Longanesi che riconoscerà sempre come suo maestro di giornalismo. Passa in Canada come corrispondente di «Paris Soir» e poi viene assunto a New York dall’Agenzia dell’United Press. Nel 1936 partecipa come volontario alla guerra di Etiopia, da dove invia le sue corrispondenze di guerra. Nel 1937 è in Spagna durante la guerra civile, come corrispondente del «Messaggero» di Roma. Nel 1938 va al «Corriere della Sera» che lo invia l’anno dopo in Germania. Qui rimane fino allo scoppio della guerra, per spostarsi poi sul fronte dove assiste alla resa della Polonia. Da quel momento segue la guerra su vari fronti, dalla Finlandia alla Grecia, dalla Norvegia alla Iugoslavia. Nel 1944 viene catturato dai tedeschi in Val d’Ossola, dove cercava di raggiungere i partigiani del Partito d’Azione. È processato e condannato a morte, ma la sentenza non viene eseguita grazie all'interessamento del cardinale Schuster. Nel 1945 riprende il suo posto al «Corriere della Sera». Inizia nel 1957, con la Storia di Roma, la serie di volumi dedicati alla divulgazione storica, che ottengono un grande successo di pubblico, coprendo in oltre quarant’anni di attività tutta la storia d’Italia fino ai giorni nostri. Nel 1974 lascia il «Corriere della Sera» per incompatibilità con la linea politica seguita dal direttore Piero Ottone e fonda «il Giornale Nuovo». Nel 1977 subisce a Milano un attentato da parte delle Brigate rosse. Nel 1994, per contrasti con l’editore Berlusconi, Montanelli insieme ad altri redattori lascia «il Giornale» e fonda «La Voce», che però è costretta presto a chiudere. Montanelli torna al «Corriere della Sera», per il quale firma editoriali e tiene giornalmente una “Stanza” rispondendo alle domande dei lettori. Nel 2001 muore a Milano. È nota la sua attività di editorialista in ambito televisivo. In realtà Montanelli, oltre a questo ruolo, per il quale è sempre stato molto ambito e conteso, ha frequentato il mezzo televisivo da protagonista in modo complesso: ha rivestito nei programmi RAI anche i ruoli previsti dall’ambito culturale e dell’intrattenimento, nelle vesti di autore, testimone, opinionista, conduttore e presentatore. In questo ambito ha profuso il proprio talento, introducendo spesso elementi e linguaggi innovativi (che si sarebbero poi affermati decenni dopo, quali ad esempio la docu-fiction): come accade in Montanelli incontra..., un programma del 1959, quello che vede l’esordio di Montanelli in Tv. È egli stesso a presentare la trasmissione con un incipit che risulta una sorta di manifesto di una nuova epoca: “Cari amici telespettatori, la televisione mi ha incaricato di presentarvi alcuni tra i personaggi più significativi del nostro mondo artistico e culturale. Non so se ho fatto bene ad accettare questo incarico, perché è vero che i ritratti costituiscono la mia specialità, ma fin qui li ho fatti con la penna”.

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