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18 aprile 2009
ore 18:00
Che Guevara. Il corpo e il mito (Italia 2007, 52’) di Raffaele Brunetti e Stefano Missio
Proiezioni/Incontri / Cinemazero, Sala Grande

intervengono

Alejandro Inchaurregui
avvocato, antropologo forense
Roberto Savio
ex corrispondente RAI dall’America Latina

La storia di un corpo scomparso per trent’anni e la creazione di un mito raccontate da chi è stato “toccato” da quel cadavere. Dall’uccisione di Ernesto Guevara, nell’ottobre del 1967, fino al 1997, anno del ritrovamento dei suoi resti, eventi di politica internazionale hanno influenzato il destino del corpo del più famoso guerrigliero della storia, rendendone impossibile il ritrovamento. Solo quando finisce la Guerra Fredda e cade l’Unione Sovietica, che vedeva nella figura di Guevara un pericoloso nemico, è possibile guardare dietro il mito del Che e iniziare a cercare quel corpo scomparso per trent’anni. In tutti quegli anni il “fantasma” di Che Guevara ha continuato a influenzare i destini e le vite di molte persone: dai militari coinvolti nella sua uccisione, ai compagni sopravvissuti, ai giornalisti che cercavano la verità, a un’intera generazione che affrontava il ’68 esponendo il poster con l’immagine stilizzata del Che. Dalla caduta dell’Unione Sovietica, il mito del Che non ha mai smesso di crescere. I grandiosi funerali a Cuba, che a trent’anni dalla morte è riuscita a garantirsi “il possesso” dei resti dell’eroe nazionale, non servono a lasciar “riposare in pace” il guerrigliero. Di fatto, più di quarant’anni dopo la morte e dodici anni dopo la scoperta dei resti, i contadini di Vallegrande in Bolivia continuano a votarsi a “San Ernesto”, gli stessi militari boliviani che combatterono contro di lui continuano a chiedere un riconoscimento ufficiale, l’immagine di Che Guevara è tornata ad accompagnare le manifestazioni di protesta. Il mito è più forte che mai. Eppure il pensiero che ha caratterizzato l'ultima parte della sua vita, quello che lo ha portato a denunciare lo sfruttamento imperialista dell’Unione Sovietica ai danni dei paesi poveri, quello che lo ha portato a morire a soli trentanove anni, rimane per la maggior parte sconosciuto. Una coproduzione internazionale di B&B Film con Germania, Francia, Svezia, Finlandia, Australia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Estonia, Belgio, Svizzera.

Alejandro Incharregui
Antropologo forense argentino, capo del team che riesumò il corpo del Che e che per motivi di sicurezza dormì accanto ai suoi resti per la durata dello scavo e della ricomposizione del corpo. Dovette allora affrontare un compito durissimo, stretto fra le autorità boliviane, quelle cubane, e i contadini, per i quali quei resti erano, e sarebbero rimasti a lungo, quelli di “San Ernesto”.

Roberto Savio
Corrispondente della RAI per l’America Latina negli anni Settanta, riuscì ad ottenere in circostanze misteriose l’unica intervista mai concessa dall’uomo che uccise il Che, che all’epoca veniva dato per morto suicida. Savio montò quell’intervista, insieme ad altro materiale controverso, in un documentario d’inchiesta che venne censurato e non andò mai in onda. Per quel lavoro il giornalista venne licenziato dalla RAI.

che

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