Il cotone è uno dei materiali più importanti per la produzione dei tessuti, specialmente di quelli indossati a diretto contatto con la pelle. Durante il ciclo produttivo il cotone è trattato con numerosi pesticidi e veleni, alcuni impiegati anche nelle armi chimiche. Banditi in Europa, in India il loro utilizzo (supportato e promosso da multinazionali senza scrupoli come Bayer e Novartis) è tanto comune da rappresentare la principale causa di morte di chi coltiva il cotone. Se certi contadini infatti sono indotti al suicidio dai debiti, la maggior parte muore intossicata da quei pesticidi, i cui residui permangono nei capi che noi consumatori europei indossiamo ogni giorno e che penetrano nel nostro corpo attraverso la pelle. Consapevolezza o non consapevolezza. Un problema importante. Non solo per gli effetti, ma per quanto riguarda le nostre azioni nei confronti del mondo, e per quanto possiamo fare in futuro. Quando la distruzione ambientale è consapevole, e viene fatta per motivi ben lontani da una semplice leggerezza o poca capacità di andare a fondo in un problema, la situazione diviene molto più pesante, ed è più difficile porvi rimedio. Questo film-inchiesta di Inge Altemeier e Reinhard Hornung mette l’accento su una distruzione umana ed ambientale molto consapevole.
Con un linguaggio diretto, sempre efficace, che non ha paura di mostrare la realtà per quella che è, Altemeier e Hornung offrono un quadro sconsolato di situazioni al limite dell’incredibile: uomini intossicati da pesticidi di fatto inutili, che vengono utilizzati anche quando il loro scopo è vano (ma distruttivo), uomini che vivono mediamente trantacinque anni, perché maneggiano sostanze altamente tossiche senza alcuna protezione, danni all’ambiente, con fiumi e torrenti che prendono il colore delle sostanze utilizzate per la tintura ed il trattamento dei tessuti: ma non sono colori di vita, piuttosto di morte e distruzione. Altemeier e Hornung pongono anche l’accento sul problema dei costi di questi pesticidi. Il costo di un flacone si aggira mediamente sui settantacinque dollari, una cifra altissima in India. Soprattutto se i parassiti non vengono poi uccisi da queste sostanze, e i pesticidi vengono spruzzati anche quando il cotone è già germogliato. Il lavoro dei due cineasti tedeschi dimostra come ciò che l’uomo fa, gli torna nei suoi effetti come un boomerang, in modo purtroppo terribile. Spruzzando queste sostanze dopo la fioritura del cotone, infatti, i veleni entrano sul cotone stesso, e di conseguenza su quanto noi indossiamo. In Germania sono stati riscontrati malesseri imputabili agli effetti delle sostanze utilizzate come pesticidi. La conclusione più interessante a cui si può arrivare non è la disperazione, e nemmeno il desiderio di vendetta. È invece la convinzione che possiamo fare qualcosa, in modo non violento. Evitando di comprare prodotti in cotone dove si sa che la produzione avviene in questo modo. E comprando prodotti di cotone biologico. Quindi, la possibilità di fare qualcosa risiede nella profonda consapevolezza individuale, nella possibilità di capire ed osservare in profondità, nel scegliere non solo in base al costo, ma in base a tutto quanto sta al di là delle apparenze. Il benessere vero deriva dalla nostra presenza e attenzione. Per fare le scelte giuste e non quelle in apparenza più semplici, poi ben più complicate e distruttive.
18 aprile 2009
ore 15:00
100% Cotton Made in India (Germania 2003, 30') di Inge Altemeier e Reinhard Hornung alla presenza degli autori
Proiezioni/Incontri / Cinemazero, Sala Grande
