<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>blog Le Voci dell&#039;Inchiesta</title>
	<atom:link href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog</link>
	<description>blog Le Voci dell&#039;Inchiesta</description>
	<lastBuildDate>Thu, 19 Apr 2012 17:22:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.1</generator>
		<item>
		<title>Diaz. Don&#8217;t clean up this blood di Daniele Vicari</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/diaz-dont-clean-up-this-blood-di-daniele-vicari/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/diaz-dont-clean-up-this-blood-di-daniele-vicari/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 16:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[Documentari]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[In primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Programma]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Voci Inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[amnesty international]]></category>
		<category><![CDATA[bolzaneto]]></category>
		<category><![CDATA[daniele vicari]]></category>
		<category><![CDATA[diaz]]></category>
		<category><![CDATA[ministero dell'interno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=374</guid>
		<description><![CDATA[20 luglio 2001: la stampa internazionale è concentrata sugli scontri tra manifestanti e forze dell&#8217;ordine che devastano Genova nei giorni del G8 e culminano con la tragica uccisione di Carlo Giuliani. Deve ancora accadere però, quella che verrà definita da Amnesty International, la più grave sospensione dei diritti democratici in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/diaz.-dont-clean-up-this-blood.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-375" title="diaz. don't clean up this blood" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/diaz.-dont-clean-up-this-blood-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>20 luglio 2001</strong>: la stampa internazionale è concentrata sugli scontri tra manifestanti e forze dell&#8217;ordine che devastano Genova nei giorni del G8 e culminano con la tragica uccisione di Carlo Giuliani. Deve ancora accadere però, quella che verrà definita da<em> Amnesty International</em>, <strong>la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale</strong>: l&#8217;irruzione della Polizia alla scuola Diaz e la &#8220;deportazione&#8221; alla caserma di Bolzaneto.<br />
<em>Diaz. Don&#8217;t clean up this blood</em> è il film girato da <em>Daniele Vicari</em> sulla notte del 21 luglio 2001 in via Cesare Battisti a Genova: <strong>destini di quasi cento persone</strong>, per la maggior parte straniere, che <strong>si intrecciano drammaticamente</strong> poco prima della mezzanotte, <strong>quando quattrocento poliziotti irrompono nel complesso scolastico Diaz-Pascoli</strong>, <strong>sede del Genova Social Forum</strong> adibita per l&#8217;occasione a dormitorio, scatenando una rappresaglia di Stato che somiglia ad un massacro.<br />
L&#8217;ultimo lavoro cinematografico di <em>Daniele Vicari</em> è stato <strong>presentato al 62° Festival di Berlino</strong>, nel quale <strong>ha vinto il premio del pubblico ex-aequo</strong>. Il film è <strong>proiettato in anteprima Italiana il 24 marzo 2012 </strong>al <em>Bif&amp;st di Bari</em> in versione originale inglese ed italiana. Riguardo al processo di lavorazione e alla struttura adottata, il regista ha dichiarato: <em>&#8220;la sceneggiatura è stata scritta dopo aver studiato gli atti dei processi, visto centinaia di ore di materiale e incontrato diversi testimoni. E ci siamo resi conto che il film avrebbe avuto senso solo con questa sua dimensione e la sua coralità.&#8221;</em> <strong>In prossimità dell&#8217;uscita in sala del film, il Ministero dell&#8217;Interno ha divulgato una circolare per gli agenti di polizia dove viene fatto presente che per il rilascio di interviste e la partecipazione a convegni o dibattiti è necessaria l&#8217;autorizzazione da parte dell&#8217;Ufficio Relazioni Esterne della Polizia di Stato.</strong><br />
Un&#8217;opera coraggiosa e vibrante, che non può lasciare indifferente il pubblico, a distanza di 11 anni dall&#8217;avvenimento dei fatti.<strong> Un&#8217;opera sviluppata da ciò che è emerso dai processi svolti in questi anni a Genova e che devono trovare ancora una soluzione definitiva</strong>. La sentenza della Cassazione è previsto per l&#8217;estate dell&#8217;anno corrente. Nel frattempo <strong>le accuse rivolte ai 93 arrestati della scuola Diaz vennero archiviate nel 2004</strong>, e dalle loro testimonianze si identificarono 29 poliziotti, nei confronti dei quali vennero avviate le indagini. 25 di loro sono stati condannati nel processo di appello concluso il 18 maggio 2010. Per quanto riguardo il processo di &#8220;Bolzaneto&#8221;, con la sentenza di secondo grado, i giudici hanno emesso 44 condanne. Per quanto la maggior parte delle quali siano già entrate in prescrizione, i condannati dovranno risarcire le vittime. <strong>È stato fatto notare da diversi media che la prescrizione sarebbe stata impedita se l&#8217;Italia avesse già introdotto nel suo sistema penale il reato di tortura, come da obblighi derivanti dalla firma della Convenzione ONU contro la Tortura del 1988.</strong></p>
<p>Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=KVysTs75mBI</p>
<p>Sito ufficiale del film: http://www.diazilfilm.it/</p>
<p>Curiosità su processi del G8: http://www.processig8.org/</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Fdiaz-dont-clean-up-this-blood-di-daniele-vicari%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/diaz-dont-clean-up-this-blood-di-daniele-vicari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Black Block: il racconto dei fatti alla scuola Diaz al G8 di Genova</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/367/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/367/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 15:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[Documentari]]></category>
		<category><![CDATA[Voci Inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[2001]]></category>
		<category><![CDATA[black block]]></category>
		<category><![CDATA[bolzaneto]]></category>
		<category><![CDATA[carlo bachschmidt]]></category>
		<category><![CDATA[diaz]]></category>
		<category><![CDATA[G8]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=367</guid>
		<description><![CDATA[Genova: dal 20 al 22 luglio 2001 si svolge il G8. Il 20 luglio è segnato dalla morte del manifestante Carlo Giuliani. Nello stesso giorno la città ligure si trasforma in un enorme campo di battaglia tra i manifestanti (black block e tute bianche, esponenti dei centri sociali e pensionati, giovani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/black-block-film.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-368" title="black block film" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/black-block-film.jpg" alt="" width="163" height="225" /></a>Genova: dal 20 al 22 luglio 2001 si svolge il G8. Il 20 luglio è segnato dalla<strong> morte del manifestante Carlo Giuliani</strong>. Nello stesso giorno la città ligure si trasforma in un enorme campo di battaglia tra i manifestanti (black block e tute bianche, esponenti dei centri sociali e pensionati, giovani e vecchi) e le forze di polizia in assetto da guerra militare. Uno scenario crudo, desolante che però non porta nemmeno ad immaginare a quello che succederà <strong>la notte del 21 luglio: irruzione nella scuola Diaz e conseguente &#8220;deportazione&#8221; dei manifestanti alla caserma di Bolzaneto.</strong><br />
Il documentario di <em>Carlo Augusto Bachschmidt</em> racconta quello che fu uno tra i più ignobili oltraggi alla democrazia della storia europea recente. I 300 e più poliziotti che entrarono nella <strong>scuola Diaz</strong>, <strong>sede del Genova Social Forum</strong>, ovvero dove confluivano le oltre 1000 associazioni promotrici del controvertice. In quel 21 luglio, a manifestazioni concluse, <strong>la Polizia individuò in quella scuola il covo dei Black Block</strong>, ritenuti i responsabili delle devastazioni e saccheggi durante le giornate del G8.<br />
Il film è incentrato sul <strong>racconto corale e cosmopolita di sette giovani che vissero sulla propria pelle quella brutalità</strong> feroce, i quali, in seguito, <strong>si costituirono parte civile ai processi contro i quarantacinque imputati</strong>.<br />
Al termine dell&#8217;irruzione alla Diaz, la <strong>Polizia arrestò le 93 persone presenti nella scuola</strong>, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, resistenza aggravata e porto d&#8217;armi.<strong> Dopo 3 anni di indagini le accuse contro i manifestanti vennero definitivamente archiviate</strong>. Dalle loro testimonianze<strong>iniziarono le indagini contro 29 poliziotti, che verranno rinviati a giudizio per lesioni, falso e calunnia</strong>.<br />
<strong>Con la sentenza di appello, 25 poliziotti vengono condannati complessivamente a 85 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici</strong>. In attesa della Cassazione <strong>i poliziotti condannati sono rimasti ai loro posti o hanno avuto avanzamenti di carriera</strong>. L&#8217;ex Capo della Polizia, <em>Gianni De Gennaro</em>, è stato condannato in appello a 1 anno e 4 mesi per induzione alla falsa testimonianza. Attualmente è a capo del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, organo di vigilanza sui servizi segreti italiani.<br />
<em>Carlo Augusto Bachschmidt</em>, coordinatore del <strong>movimento Contro G8/Genova</strong>, è anche consulente tecnico durante i processi per i fatti del G8. Dal 2003 cura la produzione di video indipendenti. <em>Black Block</em>, prodotto da Fandango, è stato<strong> presentato a Venezia 2011 nella sezione &#8220;Controcampo italiano&#8221;</strong>.</p>
<p>Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=eaQ-A3b7ViA</p>
<p>Tutte le curiosità riguardo a video sull&#8217;accaduto, materiale riguardante ai processi e tanto altro: http://www.processig8.org/</p>
<p>Mandato in onda domenica 15 aprile su rai3, il film è disponibile fino a domenica 22 su: http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-04-15&amp;ch=3&amp;v=119435&amp;vd=2012-04-15&amp;vc=3</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2F367%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/367/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pierpaolo Mittica: da Cernobyl a Fukushima.</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/pierpaolo-mittica-da-cernobyl-a-fukushima/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/pierpaolo-mittica-da-cernobyl-a-fukushima/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 20:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[Documentari]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Cernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[Fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[No Go Zone]]></category>
		<category><![CDATA[Pierpaolo Mittica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=351</guid>
		<description><![CDATA[Pierpaolo Mittica, fotografo umanista conosciuto a livello internazionale, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali ed è attualmente distribuito dalla Trolley di Londra. Se e in che modo ti ha preparato Cernobyl a Fukushima? Sicuramente mi ha preparato perché la storia è molto simile, e tutto quello che c&#8217;èstato a Cernobyl ci sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_357" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/mittica1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-357" title="Pierpaolo Mittica" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/mittica1-150x150.jpg" alt="Pierpaolo Mittica" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Pierpaolo Mittica</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Pierpaolo Mittica</strong>, fotografo umanista conosciuto a livello internazionale, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali ed è attualmente distribuito dalla Trolley di Londra.</p>
<p><em>Se e in che modo ti ha preparato <strong>Cernobyl</strong> a <strong>Fukushima</strong>?</em><br />
Sicuramente mi ha preparato perché la storia è molto simile, e tutto quello che c&#8217;èstato a Cernobyl ci sarà a Fukushima. Ciò che mi ha più impressionato è stato questo viaggio nel tempo che ho fatto, poichè quando ero nella <strong>No Go Zone</strong> ho rivisto Cernobyl com&#8217;era all&#8217;inizio, mentre a Cernobyl ho visto come sarà Fukushima fra 25 anni, perché la storia è identica.</p>
<p><em>La scelta del bianco e nero nei tuoi lavori&#8230;</em><br />
Normalmente io lavoro in bianco e nero, perché concentra lo spettatore sul soggetto,mentre ritengo che il colore possa distrarre dal messaggio che io voglio inviare. Ho fotografato a colori quando ritenevo fosse fondamentale per la storia.</p>
<p><em>Tra le due volte in cui sei stato, hai notato analogie o differenze?</em><br />
La prima volta sono stato nel Luglio 2011, la seconda a Dicembre, e già a distanza diquattro mesi ciò che mi ha più impressionato è il fatto che il degrado della zona è stato davvero notevole perché l&#8217;abbandono è palese: le strade non sono più abitate e le persone non ci sono più. Trovi l&#8217;erba alta, le case si scrostano, e ti rendi conto che nel momento in cui manca l&#8217;uomo inizia l&#8217;abbandono totale ed è la natura che prende il sopravvento. E’ stato impressionante perché sembra la &#8220;ﬁne del mondo&#8221;. Il mondo dopo la ﬁne dell&#8217;umanità.</p>
<p><em>Come hai articolato il tuo progetto?</em><br />
Ho focalizzato la storia su vari ambiti: i luoghi e anche le persone. Ho incontrato irifugiati, e nel caso di Fukushima ci sono due tipi di persone: quelli che sono rimastiall&#8217;interno della zona, poche persone che continuano a resistere, allevatori, anziani, che non vogliono abbandonare la propria terra; ed i rifugiati, quelli che sono scappati edattualmente vivono nei centri di accoglienza nelle grandi città a 50/60km dalla zona. I primi vogliono resistere e non abbandonare la zona nonostante il pericolo, i secondi provano rabbia perché si sentono traditi dalle istituzioni, e questo per un giapponese è una cosa gravissima.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Fpierpaolo-mittica-da-cernobyl-a-fukushima%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/pierpaolo-mittica-da-cernobyl-a-fukushima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Home di Yann Arthus-Bertrand. Riflessioni sulla Terra vista dall&#8217;alto.</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/home-di-yann-arthus-bertrand-riflessioni-sulla-terra-vista-dallalto/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/home-di-yann-arthus-bertrand-riflessioni-sulla-terra-vista-dallalto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 18:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[Documentari]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Home/la nostra terra]]></category>
		<category><![CDATA[terra vista dall'alto]]></category>
		<category><![CDATA[Yann Arthus-Bertrand]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=339</guid>
		<description><![CDATA[“È troppo tardi per essere pessimisti. Il 20% della popolazione mondiale consuma l&#8217;80% delle risorse. È troppo tardi per essere pessimisti. Il mondo spende 12 volte di più in investimenti militari che in aiuti ai paesi in via di sviluppo. È troppo tardi per essere pessimisti. 1 miliardo di persone non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">“È troppo tardi per essere pessimisti.<a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/Schermata-04-2456032-alle-14.55.202.png"><img class="alignright size-medium wp-image-343" title="Schermata 04-2456032 alle 14.55.20" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/Schermata-04-2456032-alle-14.55.202-300x187.png" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Il 20% della popolazione mondiale consuma l&#8217;80% delle risorse.</p>
<p style="padding-left: 30px;">È troppo tardi per essere pessimisti.</p>
<p>Il mondo spende 12 volte di più in investimenti militari che in aiuti ai paesi in via di sviluppo.</p>
<p style="padding-left: 30px;">È troppo tardi per essere pessimisti.</p>
<p>1 miliardo di persone non ha accesso ad acqua potabile sicura.</p>
<p style="padding-left: 30px;">È troppo tardi per essere pessimisti.</p>
<p>Il 40% delle terre coltivabili ha subito danni a lungo termine.</p>
<p>Ogni anno scompaiono 13milioni di ettari di foreste.”</p>
<p>È troppo tardi per essere pessimisti. Alla fine della proiezione questa frase mi martella il cervello. È troppo tardi per essere pessimisti.</p>
<p>Immagini aeree del nostro pianeta, di miniere e pozzi petroliferi, sterminate coltivazioni intensive ed allevamenti di vacche simili a campi di concentramento, fiumi disseccati che lasciano profondi squarci nella terra, delle ferite profonde.</p>
<p>È il documentario d&#8217; esordio di Yann Arthus-Bertrand <a href="http://www.yannarthusbertrand.org/">http://www.yannarthusbertrand.org/</a>, fotografo giornalista e ambientalista: riprese aeree in 54 diversi paesi del mondo per sensibilizzare sulle conseguenze del riscaldamento globale, della deforestazione, dell&#8217;inquinamento e portare le persone ad avere un atteggiamento diverso nei confronti di questi temi, di far loro capire che non è più tempo di rimandare.</p>
<p>Sento una voice over raccontare come nel corso del secolo scorso abbiamo cominciato a sfruttare in modo intensivo le risorse del nostro pianeta e come tutt&#8217;ora, continuando a comportarci irresponsabilmente, stiamo mettendo a repentaglio non solo migliaia di specie animali e vegetali, ma anche noi stessi. Stiamo alterando l&#8217;intero ecosistema e si sa, l&#8217; ho imparato da piccola, l&#8217;ecosistema è una catena fragile e se un solo anello si spezza la catena non regge più. Poi mi tornano mente le immagini del documentario <em>Under fire: Journalists in Combat </em>di Martyn Burke <a href="http://www.voci-inchiesta.it/k/it/eur/events/v/under_fire_journalists_in_combat_di_martyn_burke_1w819vc.html">http://www.voci-inchiesta.it/k/it/eur/events/v/under_fire_journalists_in_combat_di_martyn_burke_1w819vc.html</a> , quelle assurde immagini di guerre assurde e non capisco come quaggiù si possa totalmente perdere di vista quello che è davvero importante.</p>
<p>Vedersi dall&#8217;alto, con un certo distacco serve. Serve per rendersi conto che in fondo non siamo nulla, siamo piccole creature, troppo indaffarate a costruire, a produrre, a consumare, a combattere per accorgersi che si stanno scavando da sole la fossa.</p>
<p>È troppo tardi per essere pessimisti. Forse sì, è ora di darsi da fare, di fare la propria parte, di prendersi la propria fetta di responsabilità.</p>
<p style="text-align: right;">Arianna Gasperini</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Fhome-di-yann-arthus-bertrand-riflessioni-sulla-terra-vista-dallalto%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/home-di-yann-arthus-bertrand-riflessioni-sulla-terra-vista-dallalto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Romano Martinis e i disastri umanitari: fotogiornalismo nei teatri di guerra.</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/romano-martinis-e-i-disastri-umanitari-fotogiornalismo-nei-teatri-di-guerra/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/romano-martinis-e-i-disastri-umanitari-fotogiornalismo-nei-teatri-di-guerra/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 15:53:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[fotoreporter]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Martyn Burke]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Romano Martinis]]></category>
		<category><![CDATA[Salvador]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=326</guid>
		<description><![CDATA[In sala al Cinema Zero per le Voci dell&#8217;Inchiesta, Romano Martinis racconta i suoi reportage. Presenta la raccolta dei &#8220;Disastri umanitari&#8220;: scatti di vita quotidiana in Salvador, Brasile, che ritraggono bambini alle prese con lavori massacranti, quali la concia delle pelli (tra i vapori dell&#8217;ammoniaca), trasporto di mattoni, mattoni che risultano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_334" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/87462.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-334" title="Romano Martinis" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/87462-150x150.jpg" alt="Romano Martinis" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Romano Martinis</p></div>
<p>In sala al Cinema Zero per le Voci dell&#8217;Inchiesta, <strong>Romano Martinis</strong> racconta i suoi <strong>reportage</strong>.<br />
Presenta la raccolta dei &#8220;<strong>Disastri umanitari</strong>&#8220;: scatti di vita quotidiana in Salvador, Brasile, che ritraggono bambini alle prese con lavori massacranti, quali la concia delle pelli (tra i vapori dell&#8217;ammoniaca), trasporto di mattoni, mattoni che risultano più grandi e pesanti di loro. Famiglie che vivono su stratificazioni di immondizia, e sterminati campi di medicinali bruciati perché arrivati già scaduti dall&#8217;Europa.</p>
<p>&#8220;Non è che sia un viaggio divertente&#8221; racconta Martinis, &#8220;Lo fai. Vai lì solo perché è il tuo lavoro. E la tua presenza in quei posti implica che stai togliendo quell&#8217;unico panino al giorno e quel litro di benzina che ti serve per spostarti, ad un autoctono, che muore di fame. Quindi, quando vai, devi essere cosciente delle dinamiche, anche indirette, che inneschi con la tua presenza. Ed è una cosa dura da sopportare. Quando faccio foto, aspetto prima di pubblicarle, è una sorta di autocensura. Bisogna pensare a cosa comporterebbe il pubblicarle. Alle conseguenze su quella popolazione che già stenta a vivere ed è sopraffatta dalla violenza.&#8221;<br />
Roberto Martinis ha vissuto la guerra sulla sua pelle. Ma, a differenza di altri suoi colleghi americani che compaiono nel documentario di <strong>Martyn Burke </strong>presentato ieri in programma, Martinis non sembra assolutamente essere colpito dal disturbo post-traumatico da stress. La sua determinazione colpisce ancora di più proprio ripensando ai <strong>fotoreporter</strong> intervistati in <em><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/under-fire-journalists-in-combat-in-anteprima-nazionale-lilluminante-inchiesta-di-martyn-burke-mostra-laltra-faccia-del-giornalismo-di-guerra/" target="_blank">Under Fire: Journalists in Combat</a></em>. Loro presentavano questo disturbo, spesso associato ai <strong>reduci di guerra</strong>, dovuto ad un&#8217; esperienza personale diretta, o indiretta, di un evento che causa o può comportare morte o lesioni gravi o altre minacce all&#8217;integrità fisica di un&#8217;altra persona. La risposta all&#8217;evento comprende paura intensa, ricordi intrusivi o ricorrenti dell&#8217;evento, stati dissociativi della personalità, grande rabbia e molto altro. Oltre a questi sintomi &#8220;curabili&#8221; solo da professionisti, molti fotoreporter comunque non riuscivano fare a meno di tornare in quei teatri di guerra che li rendevano vivi e adrenalinici, rispetto alla noiosa vita di città dove &#8220;tutto è normale,e privo di senso&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Fromano-martinis-e-i-disastri-umanitari-fotogiornalismo-nei-teatri-di-guerra%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/romano-martinis-e-i-disastri-umanitari-fotogiornalismo-nei-teatri-di-guerra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;El sicario&#8221; di Gianfranco Rosi chiude il trittico dedicato al regista</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/el-sicario-di-gianfranco-rosi-chiude-il-trittico-dedicato-al-regista/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/el-sicario-di-gianfranco-rosi-chiude-il-trittico-dedicato-al-regista/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 13:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[Voci Inchiesta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=308</guid>
		<description><![CDATA[Ultima proiezione, venerdì 13 aprile, della rassegna dedicata a Gianfranco Rosi: El Sicario &#8211; room 164. Documentario choc incentrato sulla storia di un uomo messicano che per vent&#8217;anni ha lavorato al servizio del &#8220;cartello&#8221; dei narcos. Diventa il protagonista del film, attraverso disegni e cifre scritte su un quaderno racconta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/il-sicario-photo1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-314" title="il sicario photo" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/il-sicario-photo1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ultima proiezione</strong>, venerdì 13 aprile, della rassegna dedicata a <strong>Gianfranco Rosi</strong>:<em> El Sicario &#8211; room 164</em>. Documentario choc incentrato sulla storia di un uomo messicano che per <strong>vent&#8217;anni</strong> ha lavorato al <strong>servizio del &#8220;cartello&#8221; dei narcos</strong>. Diventa il protagonista del film, attraverso disegni e cifre scritte su un quaderno racconta la sua vita da sicario: i suoi inizi, quando fu reclutato già ai tempi del liceo, nelle ore libere da scuola, per condurre una macchina e portarla fino alla <strong>frontiera tra Stati Uniti e Messico</strong>. Perchè<strong> i narcos hanno soldi e potere e possono investire sulle persone e sulla loro intelligenza fin dalla loro giovane età</strong>. Le garantiscono una &#8220;formazione&#8221; come dice il sicario.</p>
<p>Durante il primo anno universitario, egli riuscirà ad entrare nell&#8217;<strong>Accademia di Polizia</strong> senza averne i requisiti, e si diplomerà come tanti altri. Perchè<strong> ogni 200 diplomati dell&#8217;Accademia, 50 sono già stati assoldati dai narcos, molti anni prima</strong>, e si trovano lì perchè<strong> dovranno svolgere un ruolo ben preciso nel contrabbando di droga</strong>. I narcos sono persone acculturate, intelligenti, sanno come comportarsi e sanno interagire con le persone comuni perchè vivono in mezzo a loro senza poter essere riconosciute.</p>
<p>Un racconto spietato, cinico e crudo quello del &#8220;sicario&#8221; che riserva il colpo di scena finale: egli si ribella a quel mondo, con il non più abuso di alcool e droghe comincia a ragionare e comprendere, e <strong>si rende consapevole di aver agito per tanti anni, di aver obbedito a qualcuno per tanti anni che l&#8217;ha strappato dalla sua adolescenza e lo ha costretto ad eseguire atrocità </strong>che ora, finalmente, <strong>rivelano la sua vera fragilità</strong>. La stessa fragilità parte di ogni essere umano.</p>
<p>Documentario tratto dal<strong> talento giornalistico di Charles Bowden</strong>, statunitense, il quale dopo <strong>svariati anni di giornalismo d&#8217;inchiesta</strong> è arrivato a pubblicare l&#8217;articolo &#8220;The sicario&#8221; nel 2009 su Harper&#8217;s magazine e rendere perciò pubblica la storia.</p>
<p>Gianfranco Rosi, <strong>vincitore di numerosi premi nei festival internazionali cinematografici</strong>, ha raggiunto il pubblico di &#8220;le voci dell&#8217;inchiesta&#8221; dopo la proiezione (attualmente è impegnato a Roma per le riprese di <em>Il Sacro GRA</em> film sul grande raccordo anulare) e si è soffermato a discutere anche sugli altri due capolavori presenti nella rassegna a lui dedicata: <em>Boatman</em> e <em>Below Sea Level</em>.</p>
<p><strong>Un cinema, quello di Rosi, minuzioso e preciso, quasi maniacale, che l&#8217;ha portato a girare solo 4 film in 18 anni</strong>. Perchè come lui stessa afferma &#8220;<strong>il documentario si può girare solo quando davanti alla telecamera si riproduce, realmente ed esattamente, quello che avevi immaginato potesse accadere</strong>&#8220;. Gianfranco Rosi per<em> Boatman</em> ha compiuto 9 viaggi in 5 anni in India e per<em> Below Sea Level</em> ha vissuto 4 anni assieme ai nomadi di un posto sperduto nel deserto californiano. &#8220;Il mio sogno sarebbe girare un documentario per 20 anni, non vorrei mai che finisse. In Below Sea Level passavano anche due mesi in cui non tiravo fuori la macchina da presa, per capire e comprendere meglio tutto ciò che mi circondava&#8221; conclude il maestro italo-americano del documentario.</p>
<p><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/gianfranco-rosi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-315" title="gianfranco rosi" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/gianfranco-rosi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=888qHoAO-O4">trailer &#8211; el sicario room 164</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4QSl4eorJLk&amp;feature=results_video&amp;playnext=1&amp;list=PL53F8277D7C6EA5A6">trailer &#8211; boatman</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=-dpHXcvyFTQ&amp;feature=results_video&amp;playnext=1&amp;list=PL53F8277D7C6EA5A6">trailer &#8211; below sea level</a></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Fel-sicario-di-gianfranco-rosi-chiude-il-trittico-dedicato-al-regista%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/el-sicario-di-gianfranco-rosi-chiude-il-trittico-dedicato-al-regista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Occupy Wall Street: la testimonianza di Riccardo Staglianò</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/occupy-wall-street-la-testimonianza-di-riccardo-stagliano/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/occupy-wall-street-la-testimonianza-di-riccardo-stagliano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 11:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Programma]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Voci Inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[occupy wall street]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[staglianò]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=303</guid>
		<description><![CDATA[Stamattina nel grazioso caffè letterario &#8220;Al Convento&#8221;, tra bookcrossing e profumo di caffè, Riccardo Staglianò ha presentato il suo libro &#8220;Occupy wall street&#8221; in occasione del secondo appuntamento &#8220;Coffe&#38;newspapers&#8221; del festival. Quella di Wall Street è una protesta che si contraddistingue per il ruolo fondamentale giocato da internet e dalle tecnologie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/occupy-wall-street.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-304" title="occupy-wall-street" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/occupy-wall-street-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /></a> Stamattina nel grazioso caffè letterario &#8220;Al Convento&#8221;, tra bookcrossing e profumo di caffè,<strong> Riccardo Staglianò</strong> ha presentato il suo libro &#8220;Occupy wall street&#8221; in occasione del secondo appuntamento &#8220;Coffe&amp;newspapers&#8221; del festival.</p>
<p>Quella di Wall Street è una protesta che si contraddistingue per il ruolo fondamentale giocato da<a href="http://www.change.org/"><strong> internet</strong> </a>e dalle tecnologie, per la sua spinta molto più<strong> pragmatica</strong> che ideologica ma soprattutto perchè le persone che vi partecipano e che vengono rappresentate da essa non possono essere inscritte in nessuna categoria: sono il <a href="http://wearethe99percent.tumblr.com/"><strong>99%</strong> della popolazione</a> americana, quella al di sotto dei344mila dollari di reddito. Il restante 1% negli ultimi trent&#8217;anni ha visto quadruplicare il proprio reddito, col risultato che negli USA il dislivello tra lo stile di vita di un dirigente e quello di un operario è molto maggiore che in Europa.<br />
Il &#8220;sogno americano&#8221; si è infranto contro l&#8217;accumularsi di <strong>debiti</strong>. Una malattia o gli studi universitari portano sempre più cittadini alla completa povertà.</p>
<p>Dopo lo sgombero di Zuccotti Park l&#8217;occupazione si sposta a <strong>Wall Street 60</strong>, sede della Deutsche Bank. Piccoli gruppi di lavoro divisi per argomento raccolgono rispettosamente l&#8217;opinione di chiunque, moderando il dibattito con semplici ed efficaci gesti (di consenso, dissenso, richiesta di sintesi..), da questo calderone di idee più o meno valide, durante l&#8217;assemblea generale emergono in modo fisiologico solo le più valide.</p>
<p>L&#8217;81% dei newyorkesi si dichiara in accordo con le ragioni della protesta, nel<a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/occupy_wall_street_new_york_15.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-305" title="occupy_wall_street_new_york_15" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/occupy_wall_street_new_york_15-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a> resto degli Stati Uniti la percentuale è 47%. Statistiche del genere non possono non influire nell&#8217;attuale <strong>campagna elettorale</strong> in vista delle elezioni presidenziali di novembre, tanto che anche la destra di Romney (vincitore delle primarie) parla di disuguaglianza sociale. Obama, dopo aver deluso le grandi aspettative degli &#8220;Indignati&#8221;, adotta ora argomenti e linguaggi di Occupy Wall Street, trasgredendo il tema-tabù americano della &#8220;lotta di classe&#8221;.</p>
<p>Questa protesta <strong>priva di leader</strong>, non violenta, integralista nella sua <strong>opposizione al &#8220;sistema&#8221;</strong>, è riluttante all&#8217;istituzione di un rappresentante politico, ma nonostante ciò la sua forza politica è ora più che mai determinante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Foccupy-wall-street-la-testimonianza-di-riccardo-stagliano%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/occupy-wall-street-la-testimonianza-di-riccardo-stagliano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Italy. Love it or leave it</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/italy-love-it-or-leave-it/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/italy-love-it-or-leave-it/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 10:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Events]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Programma]]></category>
		<category><![CDATA[italy love it or leave it]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=299</guid>
		<description><![CDATA[Italy love it or leave it è il secondo documentario della coppia Luca Ragazzi e Gustav Hofer. Definito dallo stesso Luca come il &#8220;fratellino&#8221; del precedente &#8220;Improvvisamente l&#8217;inverno scorso&#8221;, esso affronta con l&#8217;ormai consolidata ironia una questione che anima i quotidiani dibattiti dei più o meno giovani italiani: rimare nel nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/48855.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-300" title="48855" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/48855-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Italy love it or leave it è il secondo documentario della coppia Luca Ragazzi e Gustav Hofer. Definito dallo stesso Luca come il &#8220;fratellino&#8221; del precedente &#8220;Improvvisamente l&#8217;inverno scorso&#8221;, esso affronta con l&#8217;ormai consolidata ironia una questione che anima i quotidiani dibattiti dei più o meno giovani italiani: rimare nel nostro paese o cercare fortuna altrove?</p>
<p>Utilizzando come spinta propulsiva lo sfratto ricevuto nel loro storico appartamento romano, iniziano un viaggio che si rivelerà essere una panoramica sui luoghi comuni che spesso sono fossilizzati nei nostri discorsi sopra l&#8217;Italia. In barba all&#8217;articolo 9 della nostra Costituzione che tutela il paesaggio dimostrano come gli italiani abbiano dimenticato troppo frequentemente le proprie origini e le proprie ricchezze in nome di un personale tornaconto.</p>
<p>E&#8217; a Gustav tocca il ruolo di scettico e di potenziale fuggitivo. Ecco allora che punzecchia il compagno spiegando come ogni giorno nel nostro paese vengono cementificate aree pari a 250 campi di calcio. Ma non tutto il cemento viene solo per nuocere: la riconosciuta capacità di adattamento dei siciliani di Giarre ha ideato l&#8217;incompiuto siciliano, nuova era dell&#8217;arte italiana con la creazione di un vero e proprio festival dedicato a questa &#8220;corrente&#8221;.  Poi vi sono gli imprenditori lasciati soli da Stato e familiari, le fabbriche che delocalizzano, l&#8217;idolatria per dittatori più o meno recenti.</p>
<p>Ma questo viaggio dimostra come l&#8217;Italia non sia solo abruttimento, non solo descrizioni umilianti o visioni apocalittiche ma voglia di lottare. E Andrea Camilleri, intervistato dai due registi esprime esattamente questo sentimento,il motivo per cui rimanere in questo paese ha un senso e le sue parole sembrano velare un&#8217;accusa verso chi abbandona senza lottare, perchè quando lasciamo il nostro posto, la nostra lotta cediamo proprio al nemico più efferato che più miete vittime,lasciamo che il Nulla imperi, l&#8217;indifferenza&#8230;.Così infine la coppia compie la scelta forse più difficile in questo momento di annichilimento generale, di generale disillusione: rimanere a Roma, non raggiungere lidi che potrebbero essere apparentemente più felici.</p>
<p>L&#8217;accusa che può venire mossa a questo documentario è il concentrarsi in modo eccessivamente esclusivo sui luoghi comuni anche se forse l&#8217;intenzione degli autori è invece quella di sfatarli. E&#8217; un racconto del Bel Paese oggi, dell&#8217;immondizia che non vogliamo vedere, del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EBcLjf4tD4E">corpo delle donne</a> sfruttato e così abbruttito, della natura violata, della memoria breve per fatti recenti e lontani, della sofferenza di chi teme il mondo che lascerà ai suoi figlia. Ma è anche la fotografia delle donne che alzano la testa, di chi si ribella alla corruzione, di chi mette il proprio Io a disposizione dell&#8217;altro senza vedere il colore della pella. E&#8217; il racconto di un paese che si sta risvegliando, di un paese che sente il bisogno dei suoi guardiani e dei suoi combattenti. Perchè la vergogna non deve più nascondere la rabbia, perchè ciò che dobbiamo visualizzare davanti a noi ha un termine ormai inflazionato: il Bello.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NnyFhSi5tPc">Trailer</a></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Fitaly-love-it-or-leave-it%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/italy-love-it-or-leave-it/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Martyn Burke: Journalists in Combat, quando il fare inchiesta mette a repentaglio la vita</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/under-fire-journalists-in-combat-in-anteprima-nazionale-lilluminante-inchiesta-di-martyn-burke-mostra-laltra-faccia-del-giornalismo-di-guerra/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/under-fire-journalists-in-combat-in-anteprima-nazionale-lilluminante-inchiesta-di-martyn-burke-mostra-laltra-faccia-del-giornalismo-di-guerra/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 23:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=289</guid>
		<description><![CDATA[Martyn Burke, regista canadese, presenta in anteprima nazionale al festival “Le voci dell’inchiesta” il suo prodotto ‘Under Fire: Journalists in Combat’; in questa occasione l’autore mostra, in un crudo quanto veritiero documentario, i rischi fisici e psicologici (disordine mentale da stress post-traumatico) a cui i corrispondenti di guerra sono sottoposti. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/underfireimmagine2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-294" style="margin: 10px;" title="underfireimmagine" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/underfireimmagine2-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a><a href="http://martynburke.com/">Martyn Burke</a>, regista canadese, presenta in anteprima nazionale al festival “Le voci dell’inchiesta” il suo prodotto <strong>‘Under Fire: Journalists in Combat’</strong>; in questa occasione l’autore mostra, in un crudo quanto veritiero documentario, i <strong>rischi fisici e psicologici</strong> (disordine mentale da stress post-traumatico) a cui i corrispondenti di guerra sono sottoposti.</p>
<p>A seguito della proiezione il regista ha risposto ad alcune domande:<br />
<em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Cosa significa per lei fare<strong> inchiesta</strong>?</em></p>
<p>Non è una cosa così profonda, è cercare di<strong> trovare la verità</strong> che le persone celano, è mettere insieme i fatti in modo tale che le persone capiscano. Tutti i tipi di giornalismo sono investigazione. Alcune notizie sono difficili da reperire, la guerra è insieme difficile e pericolosa ed è forse il tipo di giornalismo più stressante da perseguire.<br />
<em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Qual è secondo lei il motivo che spinge un giornalista a rischiare la propria vita per informare?</em></p>
<p>Abbiamo visto che le persone nel film fanno gli inviati di guerra per diverse ragioni: alcuni lo fanno  perchè credono nella possibilità di <strong>cambiare le cose</strong> riportando la verità, altri per l&#8217;eccitazione emotiva, altri invece perchè ci sono finiti dentro da altre forme di giornalismo, entrano in quel mondo e poi diventa difficile smettere.<br />
<em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ha mai rischiato la vita?</em></p>
<p>Certamente, molte volte ero terrorizzato ed ogni volta che tornavo mi chiedevo perchè fossi partito. Sono fortunato, ho fatto film e scritto libri, cosa che mi ha impedito di rimanere intrappolato.Sia in Vietnam sia in Afghanistan quando c&#8217;era l&#8217;invasione dei Russi dormivano con gli afgani ed erano continuamente a rischio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Che consigli può dare ai giovani che si vogliono affacciare alla professione giornalistica?</em></p>
<p>Quando ho iniziato io non mi ha aiutato nessuno. Il trucco è trovare dei<strong> vuoti dove manca informazione</strong> e si deve essere pronti ad affrontare dei rischi anche se questo è sia negativo che positivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Riconoscersi nel suo film da parte di giornalisti che hanno vissuto le stesse esperienze ha portato ad un margine di miglioramento nel risolvere questo genere di problemi?</em></p>
<p>Domanda interessante. A Londra abbiamo proiettato il film in una sala piena di giornalisti provenienti da tutto il mondo  discutendo abbiamo convenuto che fosse giunto il momento di<strong> parlare di questo argomento</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Funder-fire-journalists-in-combat-in-anteprima-nazionale-lilluminante-inchiesta-di-martyn-burke-mostra-laltra-faccia-del-giornalismo-di-guerra%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/under-fire-journalists-in-combat-in-anteprima-nazionale-lilluminante-inchiesta-di-martyn-burke-mostra-laltra-faccia-del-giornalismo-di-guerra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Into the Abyss, a Tale of Death, a Tale of Life: Racconto di una morte legale</title>
		<link>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/into-the-abyss-a-tale-of-death-a-tale-of-life-racconto-di-una-morte-legale/</link>
		<comments>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/into-the-abyss-a-tale-of-death-a-tale-of-life-racconto-di-una-morte-legale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 19:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Inchiesta Partecipata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[condanna morte]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[herzog]]></category>
		<category><![CDATA[into the abyss]]></category>
		<category><![CDATA[miglio verde]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.voci-inchiesta.it/blog/?p=265</guid>
		<description><![CDATA[In un penitenziario di massima sicurezza in Texas c’è un morto che parla : il suo nome è Michael Perry, 28 anni, tre condanne a morte per triplice omicidio. Otto giorni prima della sua esecuzione, prevista per il primo luglio 2010, la telecamera di Werner Herzog raccoglie  pensieri, paure ed emozioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/into-the-abyss11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-287" title="into the abyss" src="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/into-the-abyss11-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a></p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.voci-inchiesta.it/blog/wp-content/uploads/2012/04/into-the-abyss2.jpg"></a>In un penitenziario di massima sicurezza in Texas c’è un morto che parla : il suo nome è <strong>Michael Perry</strong>,<strong> 28 anni</strong>, tre condanne a morte per triplice omicidio.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Otto giorni prima della sua esecuzione, prevista per il primo luglio 2010, la telecamera di <strong><a href="http://www.wernerherzog.com/">Werner Herzog</a></strong> raccoglie  pensieri, paure ed emozioni di un uomo che vive i suoi ultimi giorni come un countdown, dove lo zero significa la morte.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ad otto passi dalla morte Michael non pensa. Non pensa alla fine perché se dovesse iniziare a farlo finirebbe per impazzire ed incorrere in un inevitabile suicidio. Lui non si vede in quella stanza asettica dove steso sulla  barella gli faranno l’<strong>iniezione letale </strong>che lo porterà ad esalare il suo l’ultimo respiro. E’ questo il pensiero di un essere umano che pur ammettendo le sue colpe e accettando la sua condizione  nasconde in realtà un velo di speranza, come se qualcuno  o qualcosa potesse salvarlo, come se niente fosse perduto fino al giorno decisivo.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Chissà se il giovane Michael ripensa al perché ora è in quella cella gelida, se è ancora presente nella sua mente il desiderio di rubare  una Camaro, l’automobile che è risultato il movente dei suoi omicidi. Oramai tutto ciò ha poca importanza perché il tempo non torna indietro e soprattutto non si può fermare.</p>
<p style="padding-left: 30px;">La Legge sarà applicata, giustizia sarà fatta. Un altro uomo ha scontato la sua pena. <strong>Gli omicidi salgono a quattro.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">Trailer: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=_HJzyIJLPlg">http://www.youtube.com/watch?v=_HJzyIJLPlg </a></p>
<p style="padding-left: 30px;">&nbsp;</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.voci-inchiesta.it%2Fblog%2F2012%2F04%2Finto-the-abyss-a-tale-of-death-a-tale-of-life-racconto-di-una-morte-legale%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=recommend&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.voci-inchiesta.it/blog/2012/04/into-the-abyss-a-tale-of-death-a-tale-of-life-racconto-di-una-morte-legale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

