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Pierpaolo Mittica

Pierpaolo Mittica

Pierpaolo Mittica, fotografo umanista conosciuto a livello internazionale, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali ed è attualmente distribuito dalla Trolley di Londra.

Se e in che modo ti ha preparato Cernobyl a Fukushima?
Sicuramente mi ha preparato perché la storia è molto simile, e tutto quello che c’èstato a Cernobyl ci sarà a Fukushima. Ciò che mi ha più impressionato è stato questo viaggio nel tempo che ho fatto, poichè quando ero nella No Go Zone ho rivisto Cernobyl com’era all’inizio, mentre a Cernobyl ho visto come sarà Fukushima fra 25 anni, perché la storia è identica.

La scelta del bianco e nero nei tuoi lavori…
Normalmente io lavoro in bianco e nero, perché concentra lo spettatore sul soggetto,mentre ritengo che il colore possa distrarre dal messaggio che io voglio inviare. Ho fotografato a colori quando ritenevo fosse fondamentale per la storia.

Tra le due volte in cui sei stato, hai notato analogie o differenze?
La prima volta sono stato nel Luglio 2011, la seconda a Dicembre, e già a distanza diquattro mesi ciò che mi ha più impressionato è il fatto che il degrado della zona è stato davvero notevole perché l’abbandono è palese: le strade non sono più abitate e le persone non ci sono più. Trovi l’erba alta, le case si scrostano, e ti rendi conto che nel momento in cui manca l’uomo inizia l’abbandono totale ed è la natura che prende il sopravvento. E’ stato impressionante perché sembra la “fine del mondo”. Il mondo dopo la fine dell’umanità.

Come hai articolato il tuo progetto?
Ho focalizzato la storia su vari ambiti: i luoghi e anche le persone. Ho incontrato irifugiati, e nel caso di Fukushima ci sono due tipi di persone: quelli che sono rimastiall’interno della zona, poche persone che continuano a resistere, allevatori, anziani, che non vogliono abbandonare la propria terra; ed i rifugiati, quelli che sono scappati edattualmente vivono nei centri di accoglienza nelle grandi città a 50/60km dalla zona. I primi vogliono resistere e non abbandonare la zona nonostante il pericolo, i secondi provano rabbia perché si sentono traditi dalle istituzioni, e questo per un giapponese è una cosa gravissima.

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