1959 – 2010
Percorrendo il perimetro della penisola italiana, lo studioso Gilles Cotton riprende dopo più di 50 anni il viaggio intrapreso in solitario da Pier Paolo Pasolini a bordo della sua Fiat Millecinquecento, guidato dalle impressioni che il poeta raccolse in forma diaristica lungo un percorso di oltre 4000 chilometri.
La partenza è fissata nel confine nord-occidentale italiano, a Ventimiglia. In sottofondo un’emittente radiofonica gracchia spot pubblicitari, una voce monocorde nomina i candidati all’eliminazione dalla casa del Grande Fratello e un’altra, dai toni allegri, rende noti alcuni dettagli sullo scandalo del “ruby gate”. Le incursioni della radio, montati ad effetto lungo tutto il documentario, ci ispirano un’immagine patetica del bel paese, ma un po’ forzata, che ha il difetto della stereotipizzazione grossolana.
Sullo sfondo, oltre il parabrezza, il profilo balneare della costa mediterranea si staglia all’orizzonte.
Cotton approfitta della soste per interrogare alcuni abitanti su questioni d’attualità, personali, che vanno dai commenti sulle ultime compravendite calcistiche alla situazione penosa dei rifiuti a Napoli. Si passa così repentinamente su tre diversi registri che stridono tra di loro: quello della narrazione vera e propria, attraverso le parole di Pasolini, quello delle voci alla radio e quello dei racconti della gente incontrata. La stessa scelta degli interlocutori sembra pensata con poco criterio.
Si passa dai commenti sul cinema profferiti da un Monicelli nella sua veste migliore, quella ironica, ai commenti campanilistici di un pizzaiolo napoletano.
L’unico vero episodio azzeccato, nel complesso, è quello che vede come protagonisti gli abitanti di un paesello siciliano, arroccati in una zona montuosa, al di là della quale non c’è più l’Italia. Solitari e dalla pelle arsa dal sole, i bambini corrono per le strade e suonano davanti alla telecamera con una spavalderia innocente e tutta meridionale. Cotton ci restituisce con queste riprese, anche se per pochi minuti, quella freschezza di vita reale che Pasolini tanto bene aveva reso nel suo documentario “Comizi d’amore”.
Risalendo per la costa adriatica l’autore belga incontra poi Cacciari, quindi Sgorlon a Trieste, che è anche l’ultima tappa prima del confine sloveno.In definitiva, la pretesa di Cotton di emulare il percorso di Pasolini si spegne nella frammentarietà del racconto proposto, in cui gli unici respiri di poesia, oltre a quelli del mare “antico e spaventoso”, vivono nelle parole immortali del poeta assassinato.





