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Report , programma che si concentra principalmente sul giornalismo d’inchiesta,  inizia il suo percorso nel ‘98. I tratti salienti che lo caratterizzano sono i giornalisti che vivono in toto la loro inchiesta.

Il giornalista non ha più bisogno di una troupe ma può affrontare l’inchiesta con  la propria telecamera.

Uno dei primi giornalisti Rai che ha fatto le inchieste con la propria telecamera, svincolandosi dalla troupe, è Sigfrido Ranucci.

Secondo Sigfrido ciò che determina il successo del reportage è il limitarsi al racconto dell’accaduto e  “pulire” il testo da aggettivi che lo personalizzano eccessivamente. Il contenuto consiste nel raccontare il fatto senza alcuna mediazione e filtro.

Tra le inchieste ambientalistiche di Sigfrido,  affrontate nella serata del 17 aprile, vi sono “Mare Nero”ed il caso dei 7 capodogli incagliati sulla spiaggia del Gargano.

“Mare Nero” è un’ idea nata dalla catastrofe accaduta nel Golfo del Messico in cui furono riversate migliaia di tonnellate di petrolio in mare dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon il 20 aprile 2010. Catastrofe causata da un’esplosione sulla piattaforma creando una falla.
I direttori generali della BP promisero di risolvere la situazione mediante il progetto Top kill con l’intenzione di tappare la falla. Ma il progetto fallì, per poi essere “risolto” solo a luglio.

Il petrolio per ben tre mesi continuò il suo cammino inesorabile verso le coste della Louisiana creando danni alla popolazione, alla fauna ed alla flora marina.

E’ stata classificata come la più grande catastrofe causata dall’uomo nella storia americana.

Gli scienziati garantirono che la situazione del petrolio si risolverà in futuro, in modo naturale senza l’intervento umano. Report a tal proposito ha cercato di capire se tale affermazione potesse essere veritiera.

Esempio emblematico che confuta la convinzione degli scienziati è l’incidente alla petroliera Haven nel Golfo di Genova del ’91. Una catastrofe le cui conseguenze ancora oggi si possono constatare. Infatti i pescatori continuano a fare una pesca “particolare”, per la maggior parte ricoperta da residui di petrolio e catrame. I pescatori cercano di salvare i pregiati scampi tanto richiesti dai mercati, svolgendo un’operazione di ripulitura e selezione rigettando in mare il catrame.
Persino la fauna marina si è adattata alla presenza estranea del petrolio, depositando su di esso le uova.
Dopo 20 anni, la mappatura dei fondali non è ancora stata fatta. Dare la responsabilità è ancora difficile da dire.

Stefania Marotta

Roberta Cocco

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