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“Sembra lo stesso film, ma con due finali diversi”.

Questa affermazione è un po’ la chiave di lettura che dà Piero Badaloni di due avvenimenti che hanno segnato la svolta nel modo di fare televisione, e non solo. Si parla della tragedia di Alfredino Rampi e della più recente epopea dei 33 minatori cileni.
Nient’altro che questo”, il documentario di Giovanna Massimetti (ospite in sala), racconta la storia dei 33 sopravvissuti, attraverso le testimonianze dei colleghi non coinvolti nell’incidente e per questo dimenticati dai media.
Il confronto con la vicenda di Vermicino è stato immediato. E’ proprio da quell’interminabile diretta, durata 18 ore, che i media si sono accorti delle potenzialità insite nei fatti di cronaca nera e della bramosia che, questi, suscitano nel pubblico.

A Vermicino la tv ha fatto solo il suo dovere, il vero scandalo sono i processi che dai tribunali si sono trasferiti negli studi televisivi”. E’ il commento di Paolo Serbandini, altro ospite in sala insieme a Giovanni Marzini, che collegandosi ad Avetrana, sottolinea come lo ”spettacolo del dolore” sia in continua evoluzione.

“Crudelity Show” è stato uno dei momenti più attesi dell’intero festival, senza però soddisfarne le aspettative. Il dibattito non è mai entrato nel vero della questione, limitandosi a mantenere i toni del discorso su facili riferimenti a casi televisivi già noti. Molti, infatti, si aspettavano qualche “chicca” in più da parte di Badaloni, testimone in prima persona dei fatti, e un pizzico di pepe in più.

 

La generale insoddisfazione è stata spezzata, al termine della serata, da  un’osservazione fuori luogo da parte di uno spettatore, che ha provocato una reazione di stizza da parte del moderatore Marzini, mettendo così  fine allo “spettacolo della non-informazione”.

 

Elisa Silvestrin, Federica Ventura, Enrico Casagrande

 

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