Era inutile. Era come una lotta contro i mulini a vento.
“Hey guarda che la Sciarelli, non ha gestito male la situazione, anzi”. Ma non c’era verso, tutti gridavano allo scandalo quando la madre di Sarah Scazzi scoprì in diretta il ritrovamento del corpo della figlia.
“Chi l’ha visto?” specula sulla tragedia.
Il punto più basso della televisione del dolore.
E poi parlano tanto di noi talk show, anche Chi l’ha visto quando può speculare sulla morte, lo fa.
Questo dicevano della mia trasmissione preferita. La presenza di Fiore De Rienzo in sala, nell’ultimo giorno de “Le Voci dell’Inchiesta” ha un sapore molto particolare: da un lato è qui proprio per rispondere “alla domanda su Sarah Scazzi”, dall’altro ha deciso di portare con sé una quantità di materiale di video in grado di ricostruire un bel pezzo di storia del linguaggio televisivo.
6 spezzoni, dalle origini nei primissimi anni ’90 quando le storie ricostruite era trattate in modo estremamente cinematografico, con tempi dilatati, con puntate che trattavano un solo caso di scomparsa.
Passando per il dramma degli albanesi che sbarcano in 27mila nelle coste Brindisine e Chi l’ha Visto? diventa un vero e proprio aggregatore di solidarietà nazionale con gli Italiani di ogni regione che chiamano offrendo aiuto e ospitalità. Altri tempi, davvero.
Più gli anni passano, più il montaggio si fa serrato, le storie scorrono tanto drammatiche quanto veloci con l’omicidio dei Carretta, con papà Pappalardi che grida disperato al Presidente della Repubblica “anche tu hai dei nipoti, sai cosa vuol dire! Io non ucciso i miei figli”. E nessuno gli credeva, tranne forse la trasmissione di RaiTre che continuava a dargli quello spazio, “imbarazzante” a detta di molti. E invece Pappalardi diceva la verità, quei bambini erano caduti da un cornicione in un edificio in costruzione, mentre giocavano.
E Sarah Scazzi?
Fiore De Rienzo non ha dubbi: “Chi l’ha visto è nato per sopperire a una mancanza, che è quella delle istituzioni. Se le forze dell’ordine, la polizia, i carabinieri non sono in grado di un supporto alla disperazione di chi cerca, è inevitabile che chi cerca venga da noi. Noi siamo l’ultimissima speranza”
Anche nel caso Scazzi, Chi l’ha visto ha ottenuto e mantenuto un rapporto di ottima fiducia con la madre. Era lei stessa a dialogare continuamente con autori e responsabili del programma, facendo appelli continui: “per favore, indagate su di noi, indagate su tutti, voglio la verità”.
“La madre di Sarah Scazzi” – conclude De Rienzo – “potevano avvisarla le forze dell’ordine o chiunque stesse in quel momento partecipando attivamente al ritrovamento. La notizia l’hanno dato prima a noi che a lei, e in quel momento preciso era importante comunicargliela. Federica Sciarelli è stata perfetta nel trattare con enorme equilibrio tutta la situazione!”
Fiore De Rienzo non poteva chiudere al meglio questa edizione de Le Voci dell’Inchiesta, portando una testimonianza densa di storia, di linguaggio, di analisi sociologia indiretta, usando parole e immagini di repertorio, proiettandoci nell’attualità dopo un percorso molto più vicino alla televisione di servizio e di speranza, che non alla televisione del dolore come siamo abituati a conoscere.




