Alla fine della proiezione, in anteprima nazionale, di una delle quattro puntate del nuovo programma che andrà in onda su Raitre abbiamo rubato qualche minuto a Davide Demichelis per avere qualche chiarimento sul suo documentario.
Subito dopo le presentazioni, ci spiega che ha scelto il tema dell’immigrazione perché risulta curioso che si parli di quella piccola percentuale di clandestini (circa mezzo milione) e che non si parli mai di quei quattro milioni di immigrati che ci sono in Italia.
Per quanto riguarda la scelta dei personaggi ha fatto una sorta di casting, “roba da cinema” (cit.); ha incontrato circa una ventina di persone per poi arrivare a sceglierne quattro fra Torino, Bergamo, Roma e Bologna. Sono persone che vivono qua in Italia e che l’hanno portato a casa loro. Ovviamente ha cercato persone che “funzionassero” davanti alla telecamera e che non fossero persone timide e chiuse, che magari avevano da raccontare una storia stupenda, ma non compatibili coi tempi delle riprese.
E’ stato colpito dal fatto che dal punto di vista della storia tutti quei possibili protagonisti fossero interessanti allo stesso modo.
Con il protagonista, il senegalese Maghet, ci dice contento che tiene ancora i contatti e che ogni tanto lo invita a suonare il tamburo o a ballare con lui. Essendo rimasto due settimane a casa sua, nonostante il lavoro, è nato comunque una sorta di legame. All’inizio si è sempre un po’ formali ma alla fine si crea un rapporto di amicizia.
In vent’anni che fa questo lavoro ormai ha perso il conto dei viaggi e sa benissimo che potrà raccontare “solo il venti per cento di quello che ha visto, che corrisponde allo zero virgola non so quanto della realtà” (ride).
L’unico rimpianto che ha è quello di non aver raccontato abbastanza sulla numerosissima famiglia del ragazzo, in particolare sulla madre, ma deve sempre e comunque rispettare i rigori del suo lavoro.
“Per me la televisione è principalmente immagine e quello che non riesco a raccontare con gli occchi lo trascuro, ma d’altr’onde non si può raccontare tutto. Si devono fare delle scelte”
Emmanuele Tiepido, Andrea Tanase ed Emanuele Peri




