Cappuccio e brioches, l’ultima rassegna stampa de “Le voci dell’inchiesta” con Piero Badaloni: giornalista RAI che ha seguito in prima persona la vicenda di Vermicino, l’episodio che ha rivoluzionato il modo di fare inchiesta in televisione.
La serata di ieri ci ha lasciate un po’ perplesse; noi l’avremmo voluta anche così.
Che cos’è una notizia?
Ogni giorno in genere arrivano, in media, attraverso varie fonti, cinquemila notizie, di tutti i tipi. È un grande calderone. Poi c’è la selezione, si cerca la massima completezza ma è una cosa impossibile. Un telegiornale dura mezzora, che corrisponde a 18 servizi di un minuto e mezzo ciascuno, dove ci dovrebbero essere gli argomenti più importanti. è chiaro che la selezione diventa strategica. Io penso che importante sia la sintesi e la chiarezza. Chiarezza, cioè evitare i termini specialistici;perché il rischio sarebbe quello di parlare in politichese, economichese, sportivese… Mediamente la massa degli italiani, il 70%, non ha più della licenza media inferiore, ovvero una competenza di 3000/4000 parole, per cui tu devi cercare di restare nell’aura; e questo vale anche per la carta stampata. Ci dev’essere anche l’onestà nella selezione ed il tentativo di dare un quadro più completo possibile. E lì c’è la linea editoriale, dettata dal direttore, il quale magari preferisce puntare di più sulla cronaca nera che sulla politica estera. Sono bilanciamenti ed equilibri dei vari contenitori.
La parola “notizia” è stata accomunata col termine “show”. Sono preferite le notizie che possono dare spettacolo?
Si può puntare molto sull’emotività, come la chiamo io, “la pancia”, oppure puntare sulla testa. Se punti solamente sulla pancia secondo me sbagli, perché il nostro mestiere ha una valenza formativa oltre che informativa. Il limite del passaggio dall’informazione alla propaganda è labile. Io sono convinto che il nostro potere mediatico è da usare con responsabilità per non cadere nello show. Alcuni telegiornali sono dei cabaret . “Show” non si dovrebbe associare al giornalismo, però lo può diventare nella misura in cui la notizia fa spettacolo. Le trasmissioni di approfondimento mirano di più al sensazionalismo rispetto a prima. Una delle funzioni principali del giornalismo dovrebbe essere quella di fare da contraltare al potere. Se non svolgi questo compito diventi il megafono del regime. Il giornalismo deve essere autonomo. Oggi c’è stata una grande degenerazione, un’invadenza della politica, per cui si arriva lentamente alla messa cantata.
Quali sono le differenze tra il giornalismo sensazionalistico degli anni 80 e quelle di oggi?
Vermicino è stato più o meno involontariamente l’inizio della televisione sensazionalista. Seguire in diretta un evento tutto emotivo, andare a fare il guardone nella vita degli altri, fa piacere. Le conclusioni potevano essere “attenzione perché può avere degli effetti micidiali” o “cavalchiamo quest’onda”. E’ da qui che si è sviluppata la TV del dolore. Pensate a i Fatti Vostri, al fenomeno di Maria De Filippi. Pensate a Forum con le discussioni davanti al giudice: c’erano anche i casi inventati, trasportati dall’aula giudiziaria alla televisione. Pensate ancora a Cogne e alla situazione monstre di Avetrana, dove le vittime diventano protagoniste che si vendono al Grande Fratello.
Quindi possiamo dire che queste notizie vengano utilizzate per nascondere quelle più importanti?
Sì. Non dico che lo spazio della cronaca nera debba essere ignorato, dico solo di non esagerare. Non va costruito un telegiornale solo su quello. È un’anomalia che ha sicuramente come motivazione quella di distrarre il pubblico. Di portarlo a un’informazione incompleta su notizie che sono più scomode.
A proposito di sensazionalismo, questi giorni al festival si è decantato tanto del programma Chi l’ha Visto dove però mi sembra che anche qui si giochi molto sulla vita privata delle vittime e dei loro parenti…
Anche qui c’è stata un’involuzione. Certo, Chi l’ha Visto all’inizio aveva una funzione di servizio pubblico, era uno strumento di aiuto dato alle forze dell’ordine, ma lentamente si è trasferito su un fronte diverso. Anche da questo capiamo che il confine tra informazione e spettacolo è sottile.
Laura Lai
Laura Pilloni
Laura Bartoli




